Quando la soluzione in piegatura sta nell’alternativa

Evomach sa che siamo costantemente alla ricerca di soluzioni innovative per la soluzione dei problemi di ogni giorno nel campo della lavorazione lamiera. In questo ambito, ha individuato e selezionato alcuni partner nel mondo che producono macchine, sistemi e attrezzature di elevata qualità e concezione innovativa che, per diversi aspetti tecnologici, si candidano come un’autorevole alternativa alle tipologie più tradizionali di macchina. È per esempio il caso della pannellopiegatrice Power Bend Professional di Schröder che l’ingegner Piero Merlino di Evomach ci ha descritto.

di Fabrizio Garnero

Scrivendo di lavorazione lamiera e delle relative macchine da oltre ventisei anni mi sono imbattuto in ogni sorta di sistema e soluzione creandomi dei capisaldi tecnologici ben precisi che negli anni sono stati suffragati e confermati dalle numerose visite fatte presso aziende e carpenterie. In questo percorso tecnologico ho per esempio compreso che il processo di piegatura è uno dei punti fermi nella produzione di manufatti in lamiera da cui dipende spesso l’intera efficienza della catena produttiva; lo era qualche anno fa e lo è a maggior ragione oggi in cui la quotidianità dei terzisti è spesso fatta di continui e repentini cambi di prodotto non essendoci più i grossi quantitativi da produrre, ormai sostituiti da una miriade di lotti con numeri esigui. Non a caso le moderne pannellatrici, automatiche o semiautomatiche che siano, stanno conoscendo una seconda giovinezza mentre le più “tradizionali” presse piegatrici sono sempre più frequentemente dotate di dispositivi o sistemi per il cambio stampi automatico.
In questo mio percorso tecnologico mi sono però imbattuto nella terza alternativa, quella che alcuni utilizzatori (che alla curiosità iniziale hanno fatto seguire i fatti) chiamano “pannellopiegatrice”. Stiamo parlando di una macchina di piegatura prodotta dalla tedesca Schröder che si candida come “anello di congiunzione tra le due tecnologie più tradizionali” come l’ha definita Piero Merlino, co-fondatore di Evomach – esclusivista per il mercato italiano di Schröder – che ho incontrato Pero lo scorso febbraio in occasione del SamuExpo di Pordenone, prima che il cosiddetto lochdown fermasse il mondo per intenderci.

Cassetta realizzata su PBP 3200/3.
Cassetta realizzata su PBP 3200/3.

La piegatrice del terzo tipo

In quella occasione rimasi colpito proprio dal nome con cui la Power Bend Professional di Schröder veniva definita: “pannellopiegatrice”. Da buon giornalista tecnico e persona piuttosto ironica quale ritengo di essere, non ho potuto esimermi dal fargli la domanda: Ovvero? Stiamo parlando della “piegatrice del terzo tipo?
“Sotto certi aspetti lo è” risponde sorridendo Piero Merlino che poi prosegue: “è la stessa domanda che mi ha posto Paolo, un mio cliente di lunga data, incontrandomi per caso allo stand Schröder in una fiera all’estero. Darò quindi la stessa risposta: è un macchinario all’apparenza strano, ma piuttosto innovativo il cui funzionamento può potenzialmente cambiare, in meglio, la vita in molte officine che lavorano la lamiera. Non è una pressa piegatrice, n’è una pannellatrice, ma abbina la flessibilità della prima al modo di processare la lamiera della seconda. Definirla quindi pannellopiegatrice è istantaneo direi”.
“La lamiera viene lavorata sempre in appoggio sul piano a sfere – prosegue Merlino nella sua spiegazione – dove un unico operatore deve solamente ruotarla una volta per lato e non basculare o ribaltare il pezzo perché è l’utensile che si muove attorno al manufatto. Pensate a un pannello con otto pieghe di cui quattro positive e quattro negative, lungo 4 m, spesso 2 mm: per produrlo con una pressa piegatrice si ha bisogno di tre operatori forzuti che impiegano fino a 7 min di lavoro. Con la Schröder PBP i minuti necessari sono “solo” 2,5 con l’impiego di un solo operatore, volendo anche gracile. Questo possiamo tradurlo in maggiore produttività, lavoro meno usurante, riduzione dei costi usando un minor numero di addetti e più sicurezza per gli operatori”.

Ma la qualità di piega?

Numeri sicuramente interessanti che candidano davvero la Power Bend Professional come una più che valida alternativa alle più diffuse tipologie di macchina anche perché dal particolare mostratomi mentre parliamo la qualità di piega sembra decisamente buona. “La piega avviene in modo tangenziale – spiega ancora Piero Merlino mostrandomi il pezzo. Pieghiamo i manufatti in maniera più prevedibile e controllabile rispetto alla piegatura in aria su tre punti perché accompagniamo senza strisciare il lembo di lamiera durante la deformazione. La ripetibilità del prodotto è pertanto assoluta. Il particolare viene piegato trattenuto dai premilamiera e con l’utensile di piega che lavora in appoggio spingendo sul lato esterno, limitando così l’attrito tra utensile e pezzo senza quasi lasciare segni di lavorazione. È per esempio il caso di quel cliente che ho menzionato prima che acquistando la macchina ha praticamente risolto il problema dei fastidiosi segni che le cave della pressopiegatrice lasciavano su alcuni piani in inox che produce per le gelaterie. Tutto ciò si traduce in miglior finitura dei particolari cosa che non rende necessaria la successiva satinatura; questo porta, a sua volta, a una riduzione dei tempi e dei costi di produzione pezzo”. Anche perché tutto ciò mi fa pensare a una modalità di lavoro più semplice e immediata… affermo io. “È così in quanto si tratta di una macchina con automatismi che aiutano l’operatività in quanto il particolare può essere riferito in più modi e un’unica volta per lato. Uso ancora come riferimento Paolo perché tra quelli che hanno scelto la PBP come soluzione di piega, almeno finora, è quello che mi soddisfa di più essendo partito con dei pregiudizi iniziali piuttosto importanti che pian piano abbiamo scalfito con in fatti. Fra i suoi particolari tipici, vi era un pannello stretto e lungo con la sezione di un semi-esagono sul lato corto che metteva in difficoltà il piegatore poiché faticava a trovare il riferimento sulle testine dopo aver fatto la prima piega. Con la nostra macchina si può invece fare battuta sul fronte pezzo, sul retro e a 90°: una volta riferito il pezzo viene quindi preso dal piano a ventose che provvede a fare tutti gli avanzamenti sul lato senza bisogno di ulteriori riscontri. Questo per lui ha significato semplificazione e velocizzazione del riferimento e minori possibilità di errore”.

Pannello lungo 3 m, spesso 1,5 mm realizzato su PBP 4040/2.5 da un unico operatore.
Pannello lungo 3 m, spesso 1,5 mm realizzato su PBP 4040/2.5 da un unico operatore.

Facile da programmare e semplice da usare

Ammetto di essere sempre più incuriosito da questa strana macchina che ho provato a immaginare come parte integrante di una delle numerose officine visitate in questi anni chiedendomi come avrebbe potuto trasformare i problemi produttivi quotidiani in opportunità competitive. Compreso che gli automatismi contribuiscono in modo importante al ciclo di piegatura e semplificano la vita dell’operatore, si sono per esempio chiesto se dal punto vista della programmazione la PBP è altrettanto user friendly? A livello di operatore, quanto è importante l’esperienza? Domande a cui Piero Merlino ha risposto senza titubanza: “Sia partendo da file 3D che 2D, la procedura di programmazione è estremamente semplice e intuitiva. Anche la programmazione a bordo macchina, a mio parere, è più semplice rispetto alla maggior parte delle machine per piegatura oggi sul mercato”. Un’affermazione a cui Piero fa seguire – secondo quello che ho capito essere il suo stile – l’esempio concreto di un cliente, uno dei suoi primi utilizzatori italiani. “Il titolare di un’azienda produttrice di manufatti realizzati con pannelli di grandi dimensioni, di cui non posso fare il nome, stava studiando e valutando come poter risolvere, con l’acquisto di un unico macchinario, più problematiche, quali: la fatica degli operatori, la riduzione del personale necessario e l’incremento della produttività. L’uovo di Colombo!” afferma Merlino che poi prosegue: “Un impianto robotizzato di piegatura non sarebbe stata la soluzione adatta perché avrebbe risolto solo il primo problema, una pannellatrice avrebbe avuto costo e un layout eccessivi, una piegatrice con accompagnatori sarebbe stata pressoché un palliativo in quanto avrebbe solo migliorato alcuni dei problemi, ma non risolto. Dopo un’attenta analisi, la sua scelta ricadde sulla Schröder PBP da 4 m portando a dei risultati di cui, anch’io, sono rimasto per certi versi sorpreso.

Dopo l’ennesimo diverbio con il capo piegatore che, dall’alto della sua esperienza osteggiava l’acquisto della PBP, questo imprenditore decise che la nuova Schröder sarebbe stata gestita da qualcuno che non fosse arroccato su idee e preconcetti. Fece una scelta per me allora imprevedibile e coraggiosa: fare utilizzare il nuovo macchinario da qualcuno privo di esperienza di lavorazione lamiera. Quando andammo a installare la macchina, scoprimmo, infatti, che aveva assunto un giovane intraprendente ma inesperto. Ovviamente questo ci mise un po’ in apprensione. Al termine dell’installazione, la Schröder PBP entrò immediatamente in produzione e, grazie alla semplicità di utilizzo e alla voglia del giovanotto portò, in pochi giorni, a un risultato incredibile: lo stesso lavoro fatto da due operatori esperti in 8 ore veniva fatto qualitativamente meglio da un neoassunto in meno di 5 ore. Dopo questa esperienza in diversi hanno messo ragazzi giovani davanti alle Schröder con risultati ottimi. Alla luce di tutto ciò posso, a ragion veduta, dire e confermare che la Schröder PBP è una macchina facile da programmare e semplice da usare”.

Scrivendo di lavorazione lamiera e delle relative macchine da oltre ventisei anni mi sono imbattuto in ogni sorta di sistema e soluzione creandomi dei capisaldi tecnologici ben precisi che negli anni sono stati suffragati e confermati dalle numerose visite fatte presso aziende e carpenterie. In questo percorso tecnologico ho per esempio compreso che il processo di piegatura è uno dei punti fermi nella produzione di manufatti in lamiera da cui dipende spesso l’intera efficienza della catena produttiva; lo era qualche anno fa e lo è a maggior ragione oggi in cui la quotidianità dei terzisti è spesso fatta di continui e repentini cambi di prodotto non essendoci più i grossi quantitativi da produrre, ormai sostituiti da una miriade di lotti con numeri esigui. Non a caso le moderne pannellatrici, automatiche o semiautomatiche che siano, stanno conoscendo una seconda giovinezza mentre le più “tradizionali” presse piegatrici sono sempre più frequentemente dotate di dispositivi o sistemi per il cambio stampi automatico.
In questo mio percorso tecnologico mi sono però imbattuto nella terza alternativa, quella che alcuni utilizzatori (che alla curiosità iniziale hanno fatto seguire i fatti) chiamano “pannellopiegatrice”. Stiamo parlando di una macchina di piegatura prodotta dalla tedesca Schröder che si candida come “anello di congiunzione tra le due tecnologie più tradizionali” come l’ha definita Piero Merlino, co-fondatore di Evomach – esclusivista per il mercato italiano di Schröder – che ho incontrato Pero lo scorso febbraio in occasione del SamuExpo di Pordenone, prima che il cosiddetto lochdown fermasse il mondo per intenderci.

Pannellopiegatrice Schröder PBP 3200/3.
Pannellopiegatrice Schröder PBP 3200/3.

La piegatrice del terzo tipo

In quella occasione rimasi colpito proprio dal nome con cui la Power Bend Professional di Schröder veniva definita: “pannellopiegatrice”. Da buon giornalista tecnico e persona piuttosto ironica quale ritengo di essere, non ho potuto esimermi dal fargli la domanda: Ovvero? Stiamo parlando della “piegatrice del terzo tipo?
“Sotto certi aspetti lo è” risponde sorridendo Piero Merlino che poi prosegue: “è la stessa domanda che mi ha posto Paolo, un mio cliente di lunga data, incontrandomi per caso allo stand Schröder in una fiera all’estero. Darò quindi la stessa risposta: è un macchinario all’apparenza strano, ma piuttosto innovativo il cui funzionamento può potenzialmente cambiare, in meglio, la vita in molte officine che lavorano la lamiera. Non è una pressa piegatrice, n’è una pannellatrice, ma abbina la flessibilità della prima al modo di processare la lamiera della seconda. Definirla quindi pannellopiegatrice è istantaneo direi”.
“La lamiera viene lavorata sempre in appoggio sul piano a sfere – prosegue Merlino nella sua spiegazione – dove un unico operatore deve solamente ruotarla una volta per lato e non basculare o ribaltare il pezzo perché è l’utensile che si muove attorno al manufatto. Pensate a un pannello con otto pieghe di cui quattro positive e quattro negative, lungo 4 m, spesso 2 mm: per produrlo con una pressa piegatrice si ha bisogno di tre operatori forzuti che impiegano fino a 7 min di lavoro. Con la Schröder PBP i minuti necessari sono “solo” 2,5 con l’impiego di un solo operatore, volendo anche gracile. Questo possiamo tradurlo in maggiore produttività, lavoro meno usurante, riduzione dei costi usando un minor numero di addetti e più sicurezza per gli operatori”.

La Power Bend Professional rappresenta un’alternativa piuttosto interessante per molte problematiche di piegatura.
La Power Bend Professional rappresenta un’alternativa piuttosto interessante per molte problematiche di piegatura.

Ma la qualità di piega?

Numeri sicuramente interessanti che candidano davvero la Power Bend Professional come una più che valida alternativa alle più diffuse tipologie di macchina anche perché dal particolare mostratomi mentre parliamo la qualità di piega sembra decisamente buona. “La piega avviene in modo tangenziale – spiega ancora Piero Merlino mostrandomi il pezzo. Pieghiamo i manufatti in maniera più prevedibile e controllabile rispetto alla piegatura in aria su tre punti perché accompagniamo senza strisciare il lembo di lamiera durante la deformazione. La ripetibilità del prodotto è pertanto assoluta. Il particolare viene piegato trattenuto dai premilamiera e con l’utensile di piega che lavora in appoggio spingendo sul lato esterno, limitando così l’attrito tra utensile e pezzo senza quasi lasciare segni di lavorazione. È per esempio il caso di quel cliente che ho menzionato prima che acquistando la macchina ha praticamente risolto il problema dei fastidiosi segni che le cave della pressopiegatrice lasciavano su alcuni piani in inox che produce per le gelaterie. Tutto ciò si traduce in miglior finitura dei particolari cosa che non rende necessaria la successiva satinatura; questo porta, a sua volta, a una riduzione dei tempi e dei costi di produzione pezzo”. Anche perché tutto ciò mi fa pensare a una modalità di lavoro più semplice e immediata… affermo io. “È così in quanto si tratta di una macchina con automatismi che aiutano l’operatività in quanto il particolare può essere riferito in più modi e un’unica volta per lato. Uso ancora come riferimento Paolo perché tra quelli che hanno scelto la PBP come soluzione di piega, almeno finora, è quello che mi soddisfa di più essendo partito con dei pregiudizi iniziali piuttosto importanti che pian piano abbiamo scalfito con in fatti. Fra i suoi particolari tipici, vi era un pannello stretto e lungo con la sezione di un semi-esagono sul lato corto che metteva in difficoltà il piegatore poiché faticava a trovare il riferimento sulle testine dopo aver fatto la prima piega. Con la nostra macchina si può invece fare battuta sul fronte pezzo, sul retro e a 90°: una volta riferito il pezzo viene quindi preso dal piano a ventose che provvede a fare tutti gli avanzamenti sul lato senza bisogno di ulteriori riscontri. Questo per lui ha significato semplificazione e velocizzazione del riferimento e minori possibilità di errore”.

La pannellopiegatrice Schröder si candida come anello di congiunzione tra le due tecnologie più tradizionali.
La pannellopiegatrice Schröder si candida come anello di congiunzione tra le due tecnologie più tradizionali.

Facile da programmare e semplice da usare

Ammetto di essere sempre più incuriosito da questa strana macchina che ho provato a immaginare come parte integrante di una delle numerose officine visitate in questi anni chiedendomi come avrebbe potuto trasformare i problemi produttivi quotidiani in opportunità competitive. Compreso che gli automatismi contribuiscono in modo importante al ciclo di piegatura e semplificano la vita dell’operatore, si sono per esempio chiesto se dal punto vista della programmazione la PBP è altrettanto user friendly? A livello di operatore, quanto è importante l’esperienza? Domande a cui Piero Merlino ha risposto senza titubanza: “Sia partendo da file 3D che 2D, la procedura di programmazione è estremamente semplice e intuitiva. Anche la programmazione a bordo macchina, a mio parere, è più semplice rispetto alla maggior parte delle machine per piegatura oggi sul mercato”. Un’affermazione a cui Piero fa seguire – secondo quello che ho capito essere il suo stile – l’esempio concreto di un cliente, uno dei suoi primi utilizzatori italiani. “Il titolare di un’azienda produttrice di manufatti realizzati con pannelli di grandi dimensioni, di cui non posso fare il nome, stava studiando e valutando come poter risolvere, con l’acquisto di un unico macchinario, più problematiche, quali: la fatica degli operatori, la riduzione del personale necessario e l’incremento della produttività. L’uovo di Colombo!” afferma Merlino che poi prosegue: “Un impianto robotizzato di piegatura non sarebbe stata la soluzione adatta perché avrebbe risolto solo il primo problema, una pannellatrice avrebbe avuto costo e un layout eccessivi, una piegatrice con accompagnatori sarebbe stata pressoché un palliativo in quanto avrebbe solo migliorato alcuni dei problemi, ma non risolto. Dopo un’attenta analisi, la sua scelta ricadde sulla Schröder PBP da 4 m portando a dei risultati di cui, anch’io, sono rimasto per certi versi sorpreso.
Dopo l’ennesimo diverbio con il capo piegatore che, dall’alto della sua esperienza osteggiava l’acquisto della PBP, questo imprenditore decise che la nuova Schröder sarebbe stata gestita da qualcuno che non fosse arroccato su idee e preconcetti. Fece una scelta per me allora imprevedibile e coraggiosa: fare utilizzare il nuovo macchinario da qualcuno privo di esperienza di lavorazione lamiera. Quando andammo a installare la macchina, scoprimmo, infatti, che aveva assunto un giovane intraprendente ma inesperto. Ovviamente questo ci mise un po’ in apprensione. Al termine dell’installazione, la Schröder PBP entrò immediatamente in produzione e, grazie alla semplicità di utilizzo e alla voglia del giovanotto portò, in pochi giorni, a un risultato incredibile: lo stesso lavoro fatto da due operatori esperti in 8 ore veniva fatto qualitativamente meglio da un neoassunto in meno di 5 ore. Dopo questa esperienza in diversi hanno messo ragazzi giovani davanti alle Schröder con risultati ottimi. Alla luce di tutto ciò posso, a ragion veduta, dire e confermare che la Schröder PBP è una macchina facile da programmare e semplice da usare”.

Un unico set up utensili per diverse tipologie di piega

Alcuni dei grandi temi tecnologici attorno cui si dibatte parlando di presse piegatrici sono il set up utensili e il tempo speso per attrezzare e riattrezzare la macchina, oltre all’impiego di utensili speciali. Ho quindi chiesto a Piero Merlino come si pone la Power Bend Professional difronte a questi temi.
“Uno dei punti di forza della Schröder PBP è proprio la possibilità realizzare con lo stesso allestimento utensili pieghe positive, negative, raggiate e schiacciate rendendo, nuovamente, più semplice e veloce l’esecuzione di particolari complessi”.
“Parliamo di un unico set up utensili che di volta in volta si configura con tempi estremamente brevi in base all’operazione, qualsiasi essa sia, dalla più semplice alla piegatura di pannelli a raggio variabile, per esempio. Grazie alla PBP un nostro cliente che doveva realizzare dei pannelli a raggio variabile per i frontali delle macchine del caffè ha risolto i suoi problemi con una finitura estetica superlativa. Questa flessibilità unita alla qualità estetica della lavorazione è forse il connubio perfetto per chi deve fare particolari e oggetti anche belli oltre che funzionali per cui la PBP può davvero rappresentare la soluzione ideale. Può assicurare grandi benefici anche su particolari con rapporto vuoto pieno fortemente sbilanciato a favore del vuoto. Per esempio, per poter piegare le porte dei distributori nel settore del Vending, sia con la pannellatrice che con la piegatrice occorre lasciare l’interno porta in microgiunzione e rimuoverlo in un secondo momento con grande spreco di tempo e materiale. La Schröder PBP consente invece di piegare direttamente lo sviluppo corretto interno della porta dell’espositore, partendo quindi dal tagliato a misura con geometria finale sia interna che esterna”.
“Un altro esempio applicativo interessante – prosegue Merlino – sono i top dei bar o i piani cucina: una pannellatrice, per vincoli geometri, non riesce a eseguirli e con la piegatrice bisogna basculare e ribaltare il pezzo tante volte; con la Schröder PBP pur dovendolo ribaltare una sola volta è possibile finirlo senza sollevarlo ulteriormente dal piano di lavoro, con minor fatica, minor tempo, minimo margine di errore e maggior sicurezza per gli operatori. Inoltre, le U alte con la Schröder non sono da pre-piegare in centro alla base e chiudere con un utensile a martello e anche le casse, diventano semplici da produrre”.

La Schröder Group comprende la Hans Schröder Maschinenbau GmbH con sede a Wessobrunn e la SCHRÖDER-FASTI Technologie GmbH con sede a Wermelskirchen in Germania.
La Schröder Group comprende la Hans Schröder Maschinenbau GmbH con sede a Wessobrunn e la SCHRÖDER-FASTI Technologie GmbH con sede a Wermelskirchen in Germania.

L’evoluzione della piegatura

Da quanto sentito la Power Bend Professional sembra dunque rappresentare veramente un’alternativa piuttosto interessante per molte problematiche di piegatura. Ho però un’ultima curiosità: a cosa serve l’asse dei premilamiera rotante con la possibilità di alloggiare utensili su due lati? “È l’ulteriore conferma dell’innovazione delle soluzioni Schröder PBP poiché è infatti una delle opzioni che rendono questa macchina ultra flessibile” afferma ancora Merlino. “La macchina può avere due allestimenti di premilamiera differenti presenti in contemporanea sulla macchina portando la linea di utensili a 8 m su una macchina da 4 e a 6,4 m su una macchina da 3,2 m. Non solo, grazie a questa opzione si può modificare la geometria superiore della macchina per evitare le collisioni con pezzi particolari aumentando il ventaglio delle forme producibili come le U chiuse lunghe. Oggi il signor Paolo e molti suoi colleghi producono in maniera alternativa, semplice, efficiente, flessibile, sicura ed economica in tutta Italia in Europa grazie alla “pannellopiegatrice” – ecco a chi si deve la paternità della definizione – Schröder, come la definì lui stesso in quella occasione”.
“Chi conosce Evomach sa che io e il mio socio Renato Gastaldo siamo costantemente alla ricerca di soluzioni innovative per la soluzione dei problemi di ogni giorno nel campo della lavorazione lamiera. Abbiamo individuato e selezionato alcuni partner nel mondo che producono macchine, sistemi e attrezzature di altissima qualità: a oggi la nostra famiglia comprende oltre alla tedesca Schröder, la svizzera Jorns costruttrice di piegatrici a bandiera, la Krasser Austriaca produttore di linee di taglio e magazzini coil, la Boeckelt Tower tedesca, costruttrice dei magazzini lamiera intelligenti e la NTM produttrice di linee di profilatura dagli Stati Uniti.
Soluzioni per la ditta artigiana, fino alle innovative macchine ad alte prestazioni per la lavorazione automatica necessaria nelle realtà industriali più grandi e blasonate del mondo. Oggi l’azienda, per essere sempre più vicina ai suoi clienti e partner, impiega oltre 270 dipendenti e dispone di vari uffici e filiali in tutto il mondo”.

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