Alimentare per passione, dal 486 alla stampa 3D

Nata nell’aprile 2018 a San Bonifacio (VR), Accettini è un’azienda fortemente specializzata nella realizzazione dei sistemi di alimentazione a vibrazione elettromagnetica. Sebbene il quartier generale sia ancora un cantiere aperto, l’officina lavora a pieno ritmo fin dal primo giorno per consegnare ai clienti alimentatori di alta qualità e con un livello elevato di customizzazione. Tra passato, presente e progetti (tanti) per il futuro, Matteo Accettini racconta come intende far crescere la sua azienda. Partendo dall’innovazione e da un team affiatato e partecipe.

di Fabrizio Dalle Nogare

Parafrasando il celebre detto anglosassone “The show must go on”, un’azienda, sebbene giovanissima, non può permettersi di attendere i tempi tecnici di cui architetti, designer, muratori e operai hanno bisogno per creare gli uffici o modellare gli spazi. Il lavoro deve necessariamente essere portato avanti. E, questo, Matteo Accettini, deus-ex-machina della Accettini di San Bonifacio, ce l’aveva ben presente fin da quando, lo scorso anno, decise di mettersi in proprio e fondare una nuova azienda, fortemente specializzata nella realizzazione dei sistemi di alimentazione a vibrazione elettromagnetica.
Ci basta scambiare qualche parola con lui, dunque, per comprendere come l’inevitabile e temporanea precarietà dovuta ai lavori di ristrutturazione dei locali aziendali lascerà presto spazio al disegno che Accettini ha immaginato sin da quando – nei primi mesi del 2018 – ha dato vita a questa avventura. La cui parola chiave è, senza dubbio, innovazione. “Sono fermamente convinto del fatto che sia necessario rimettere in gioco il modo in cui abbiamo sempre inteso la progettazione e la realizzazione dei sistemi di alimentazione”, racconta Matteo Accettini. “Una realtà come la nostra, che è nata davvero da poco, deve puntare sulla tecnologia più innovativa e sull’utilizzo di nuovi materiali. Non a caso, avremo anche la possibilità di sperimentare in questo senso”.

Un percorso virtuoso e appassionante nel mondo dei vibratori
A questo punto, però, siamo curiosi di sapere da dove tutto ciò ebbe inizio. Chiediamo quindi a Matteo Accettini di raccontarci la sua storia. “Nel 1997 ho cominciato a lavorare come operaio in un’azienda che produceva vibratori, e sono entrato in contatto con un mondo che mi ha da subito appassionato. Il ruolo di operaio, però, mi stava stretto e ho iniziato a sviluppare delle mie idee, disegnando nel tempo libero con un vecchio IBM 486 dove avevo installato una versione di AutoCAD. Allargando, poi, lo sguardo alle fiere di settore mi sono presto reso conto che, parlando di vibratori, c’era un mondo da esplorare. Così, il passo successivo è stato quello di fondare, insieme ad altri soci, un’azienda, sempre specializzata negli alimentatori. Questo mi ha consentito di imparare, quotidianamente e sul campo, a gestire un’impresa, finché ad aprile dello scorso anno ho deciso di mettermi in proprio”.
Scontrandosi, ci racconta Accettini, con gli ostacoli (burocrazia, tempi lunghi, finanziamenti incerti) che spesso incontra, purtroppo, chi vuol fare impresa in Italia. “Il capannone era ancora vuoto, ma i clienti, fin dai primissimi giorni e per fortuna, hanno iniziato a ordinare i nostri prodotti, così, insieme ai miei collaboratori, ci siamo impegnati a fondo predisponendo pian piano i primi banchi di lavoro. Siamo assolutamente grati a tutti quei clienti – così come ai fornitori e anche a qualche competitor – che hanno creduto in noi, dandoci una mano e soprattutto dimostrando fiducia e credendo nel nostro progetto”.
Un progetto che guarda anche a una gestione attenta e sostenibile degli spazi e dell’ambiente di lavoro. Ma soprattutto a una concezione moderna del rapporto con le persone e tra le persone che lavorano in azienda. “Noi tutti lavoriamo per un obiettivo comune”, sintetizza Matteo Accettini. “Io conto sul fatto che i dipendenti vengano a lavorare con la massima serenità, sentendosi parte della squadra. Stiamo già investendo, per esempio, in formazione, con particolare riguardo agli aspetti della comunicazione e della gestione delle qualità interpersonali”.

Velocità, cambio formato e controllo delle vibrazioni tra le priorità
Le cosiddette soft skill sono fattori importanti, nel contesto produttivo attuale. Non bisogna, però, trascurare le hard skill, vale a dire quelle competenze strettamente tecniche che risultano decisive quando si parla di vibratori. Alla base di questi oggetti – cruciali per la produttività delle macchine di produzione, e di quelle di assemblaggio in particolare – ci sono infatti profonde conoscenze meccaniche e meccatroniche, nonché tanta ricerca. “La complessità – spiega Matteo Accettini – sta nel processo di progettazione e costruzione del vibratore. Un’operazione manuale che si fonda, appunto, sulle conoscenze specifiche del progettista. E qui affrontiamo un’altra questione primaria per aziende come la nostra, cioè la difficoltà di reperire giovani tecnici specializzati. Qui in Accettini, stiamo spingendo i progettisti con più esperienza a trasmettere il loro know-how ai più giovani, formandoli”. Addentrandoci in questioni strettamente tecniche, chiediamo quali sono i principali elementi di difficoltà nella progettazione di un vibratore. “Velocità, capacità di processare in uno stesso vibratore pezzi di tipologia diversa, vibrazioni adeguate al tipo di selezione da effettuare sono le caratteristiche principali che devono avere i nostri vibratori. Occorre tenere presente che scostamenti anche minimi in fase di progettazione o di costruzione del vibratore ne possono alterare profondamente il funzionamento e l’efficacia. La strada che seguiamo noi è quella di assicurare al cliente un prodotto di altissima qualità, ponendoci dunque su una fascia di prezzo non bassa. Anche per questo siamo partner di RNA, Rhein Nadel Automation, azienda di primo piano a livello globale nel settore, e utilizziamo i loro componenti di altissima qualità per realizzare i nostri vibratori”. Il rapporto di Accettini con RNA si è ulteriormente rafforzato dallo scorso mese di agosto, quando la giovane azienda italiana è diventata distributore autorizzato dei prodotti standard a marchio RNA.

Il ruolo centrale dei sensori di visione
Quello dei sistemi di alimentazione a vibrazione elettromagnetica, inoltre, è un ambito profondamente caratterizzato dall’evoluzione tecnologica. Specialmente nel caso di vibratori che devono processare componenti di diverse tipologie, la presenza di sensori di visione consente il riconoscimento della geometria dei pezzi senza precludere la velocità di esecuzione, fattore fondamentale specialmente nell’assemblaggio.
“Il mercato propone oggi sistemi di pick & place robotizzati che assicurano flessibilità senza però garantire una velocità paragonabile a quella di un vibratore, che è peraltro in grado di preparare i pezzi semi-orientati”, aggiunge Matteo Accettini. “I sensori sono sempre più utilizzati nei vibratori che realizziamo e diventano importantissimi per venire incontro a un’esigenza particolarmente sentita dai clienti, quella del cambio formato, che presuppone delle accortezze in più anche in fase di progettazione meccanica. Un’altra richiesta che arriva sempre più spesso dai nostri clienti riguarda la compattezza dei prodotti. A questo proposito, studiamo delle protezioni di forma particolare – tonde o sagomate, per esempio – che siano meno ingombranti, più ergonomiche e permettano all’operatore di intervenire in modo più semplice sulla macchina”.

Cosa riserva il futuro
Essendo così giovane, la Accettini guarda naturalmente al futuro. La digitalizzazione dei processi di produzione, con la conseguente riduzione della carta e la creazione di uno storico, insieme alla gestione del flusso degli ordini secondo una logica kanban sono obiettivi primari in vista dei molti progetti che l’azienda ha in cantiere.
“Parallelamente alla conclusione dei lavori nella zona degli uffici, vogliamo completare al più presto l’area dedicata al montaggio, per cui prevediamo dei banchi di lavoro mobili e personalizzati anziché postazioni fisse: ogni operatore avrà quindi la sua attrezzatura, che potrà portare con sé anche in fase di assistenza post-vendita. Disponiamo di macchinari per la sabbiatura, che utilizziamo anche per lavorazioni conto terzi a beneficio di clienti finali”, racconta Accettini. “Ci occuperemo anche della trasformazione della lamiera, con l’obiettivo di diventare un’officina attrezzata a realizzare tutte le lavorazioni. Consideriamo questo un passo fondamentale per essere il più possibile autonomi e soprattutto versatili con i nostri clienti, oltre ad avere una maggiore libertà nella progettazione dei vibratori. Abbiamo già acquistato il capannone di fianco e una volta pronto ne attrezzeremo una parte per la stampa 3D finalizzata alla realizzazione di tazze vibranti”.