Cinquantacinque anni di esoscheletri

Nel 1965, già 55 anni fa, fu prodotto il primo esoscheletro per utilizzo in ambito militare. Ma la loro storia non si è fermata lì, ed è uscita dai confini dell’esercito, e al giorno d’oggi gli esoscheletri si stanno espandendo sempre di più nel mondo dell’industria, supportando l’operatore e migliorando la qualità del lavoro.

Secondo i dati di ABI Research, nel 2018 sono state vendute oltre 7.000 unità in ambito manufacturing, ma il potenziale bisogno del mercato sarebbe di 60 mila unità per tutte le tipologie di esoscheletro, con un tasso di crescita previsto di oltre il 50% dal 2019 al 2024. Una domanda che, guardando all’età media in aumento nei paesi industrializzati, potrebbe crescere ancora.

Anche se una parte del lavoro nelle fabbriche è automatizzato, l’apporto dell’uomo è ancora fondamentale e rimane al centro di numerose operazioni, sia a valore aggiunto, sia ripetitive ma che richiedono un alto livello di precisione: basti pensare che svolgendo alcune mansioni, ad esempio, un operaio solleva il braccio 4.600 volte al giorno, quasi un milione di volte l’anno.

L’esoscheletro proposto da Comau

Ad esempio, nell’ambito delle tecnologie robotiche indossabili che supportano gli operatori nelle attività lavorative, l’esoscheletro con tecnologia passiva MATE, che non necessita di batterie o motori, garantisce un supporto posturale che segue i movimenti degli arti superiori, senza resistenza né disallineamento. Sviluppato in partnership con ÖSSUR, azienda islandese leader nel settore dei dispositivi ortopedici non invasivi, e IUVO, spin-off dell’italiano BioRobotics Institute specializzato in tecnologie indossabili, e commercializzato da Comau, l’esoscheletro MATE è in grado di replicare accuratamente i movimenti dinamici della spalla, avvolgendo il corpo come una seconda pelle. Ne deriva un comfort maggiore per l’operatore e, allo stesso tempo, maggiori efficienza e qualità di lavoro, reso possibile da un supporto costante ai suoi movimenti durante attività manuali e ripetitive.