Industria 4.0: una rivoluzione a metà

Quanto vale, in Italia, il mercato dei progetti legati a Industria 4.0? Quali sono le applicazioni più diffuse nei contesti aziendali? E quali le figure – manageriali e non – più coinvolte nei processi decisionali? A queste e altre domande, sempre più ricorrenti, ha cercato di dare risposte l’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano attraverso una ricerca che ha evidenziato sì una crescita decisa del mercato, ma anche la necessità di includere maggiormente le persone e valorizzare le competenze.

di Fabrizio Dalle Nogare

Il dibattito sulla necessità di mantenere, se non potenziare, gli incentivi rivolti alle aziende che si impegnano a investire nella digitalizzazione dei processi produttivi è quanto mai sentito, in Italia. A maggior ragione visti i frequenti cambi di governo, e dunque di indirizzo, che hanno interessato il paese negli ultimi anni.
Capire quanto hanno funzionato i vari Piani Industria 4.0 e Impresa 4.0, tuttavia, non è sufficiente per inquadrare il fenomeno della digitalizzazione nel tessuto produttivo italiano. L’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano ha dunque provato a indagare più a fondo, cercando di far emergere sì i numeri (riferiti al 2018) che misurano l’ampiezza e la vivacità del mercato ma anche, e soprattutto, le tendenze che caratterizzano il presente e il futuro delle imprese che guardano al “4.0”. I risultati, per certi versi incoraggianti, devono però anche far riflettere.

Un mercato che vale 3,2 miliardi di euro
Tra soluzioni IT, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati, il mercato dei progetti di Industria 4.0 ha raggiunto nel 2018 un valore di 3,2 miliardi di euro, in crescita del 35% rispetto all’anno precedente. Appare evidente il traino degli investimenti effettuati nel 2017 (e fatturati nel 2018) sulla spinta del Piano Industria 4.0. Le stime per il 2019, basate ai risultati del primo trimestre, fanno prevedere un rallentamento della crescita, che si dovrebbe attestare attorno al +20-25%. Le tecnologie legate all’Industrial IoT (la componentistica per connettere i macchinari alla rete) rappresentano il 60% del mercato (1,9 miliardi di euro; +40%), seguite da Industrial Analytics con una quota del 17% (530 milioni di euro; +30%) e Cloud Manufacturing (270 milioni di euro; +35%). Fra le OT (Operational Technologies), l’Advanced Automation conquista la maggiore quota di mercato con 160 milioni e una crescita del 10%, seguito dall’Additive Manufacturing con 70 milioni di euro.

Benefici tangibili in termini di flessibilità e riduzione dei costi
Sulla base della survey dell’Osservatorio Industria 4.0, su 192 imprese (153 grandi aziende e 39 PMI), l’80% ritiene che Industria 4.0 sia una rivoluzione che porterà cambiamenti radicali con grandi potenzialità ancora da esprimere, solo il 20% la considera soltanto un’evoluzione di quanto già avviato negli anni precedenti. Appena un’azienda su tre, però, ha effettuato una valutazione della propria preparazione digitale (digital readiness), il 54% è interessato a farlo in futuro, mentre il 14% non lo ha fatto e non ha intenzione di farlo.
Lo scenario italiano è, inoltre, molto dinamico dal punto di vista delle applicazioni 4.0. Sono quasi 800 quelle censite, in media oltre quattro iniziative per azienda, distribuite nelle tre aree dei processi aziendali: Smart Factory (produzione, logistica, manutenzione, qualità, sicurezza e rispetto norme), Smart Lifecycle (sviluppo prodotto, gestione del ciclo di vita e gestione dei fornitori) e Smart Supply Chain (pianificazione dei flussi fisici e finanziari).
Una volta consolidati, i progetti 4.0 portano benefici tangibili soprattutto in termini di flessibilità e riduzione dei costi. I principali benefici indicati dalle aziende con progetti attivi da oltre un anno sono la migliore flessibilità di produzione (47%), l’aumento dell’efficienza dell’impianto (38%), la riduzione dei tempi di progettazione (34%) e l’opportunità di sviluppare prodotti innovativi (33%).
Le barriere maggiormente percepite dalle imprese allo sviluppo di applicazioni 4.0 sono invece le difficoltà nell’uso della tecnologia e nell’adozione degli standard (59%), le problematiche di natura organizzativa e gestione delle competenze (41%), le difficoltà di change management (20%) e l’insoddisfazione per l’offerta (17%).

La rivoluzione delle persone?
Il coinvolgimento delle persone nello sviluppo delle soluzioni di digitalizzazione è un altro degli aspetti indagati. E qui le note si fanno più dolenti. I lavoratori, che sono peraltro gli utilizzatori finali delle tecnologie, soltanto nel 7,8% delle aziende sono stati coinvolti attivamente in tutte le fasi dei progetti e in oltre un caso su quattro (26,6%) non sono stati nemmeno informati della presenza di una strategia 4.0. La funzione HR è, se possibile, ancora meno coinvolta e ha partecipato a queste iniziative in appena il 6,8% delle imprese. In molti casi, il promotore delle iniziative 4.0 è un top manager (43,8% del campione) o direttore di produzione o stabilimento (35,4%). La funzione R&D è coinvolta soprattutto nello sviluppo del progetto. “I dati mostrano come poche imprese stiano affrontando la rivoluzione 4.0 con un approccio sistemico che guardi contemporaneamente alle soluzioni tecnologiche e al modello organizzativo, e sono ancora una minoranza quelle che valutano adeguatamente l’impatto delle scelte tecnologiche”, ha commentato Raffaella Cagliano, Professore Ordinario di People Management and Organization al Politecnico di Milano. “Questo potrebbe rappresentare una potenziale zavorra sulla via del percorso 4.0 delle aziende italiane, che può limitare il pieno e rapido raggiungimento dei benefici non solo per le performance aziendali, ma anche per l’arricchimento degli operatori”.

Un tessuto industriale più consapevole dell’ampiezza del divario da colmare
Già il 57% delle imprese si è attivata per identificare le carenze di competenze 4.0 e avviare interventi necessari a colmarle. Circa tre su dieci le giudicano adeguate e altrettante stanno lavorando per migliorarle. La decisione di valutare le competenze vede una forte partecipazione di imprenditori e top manager (74%) e dei responsabili dei progetti 4.0, soprattutto nelle fasi di promozione, definizione degli obiettivi e modalità di valutazione (44%). Gli HR manager rimangono sullo sfondo e acquisiscono importanza solo nella fase di implementazione, confermando la difficoltà a giocare un ruolo più strategico nel percorso di trasformazione 4.0. “Nel complesso – ha affermato Sergio Terzi, Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 -, emerge il quadro di un tessuto industriale più consapevole dell’ampiezza del divario da colmare, deciso nell’attivare le risorse disponibili per formare le competenze più rilevanti, ma in larga misura ancora nella fase di definizione di una chiara strategia sulle competenze di Industria 4.0”.