Meccatronica e innovazione per essere ancora protagonisti

Dall’ottobre 2018, Gimatic fa parte del Gruppo statunitense Barnes, colosso globale attivo nella realizzazione di componenti e sistemi ad alto contenuto tecnologico. Non cambia, tuttavia, la governance dell’azienda bresciana, fondata 34 anni fa da Giuseppe Bellandi, né la volontà di puntare sull’innovazione e sulla centralità dell’ufficio tecnico. Come mostrano le caratteristiche di alcuni dei nuovi prodotti meccatronici che saranno in mostra al Motek di Stoccarda e al K di Düsseldorf.

di Giorgia Stella

“Per il Gruppo Barnes, Gimatic era un’azienda appetibile per due motivi fondamentali: è una realtà molto innovativa ed è attiva in due settori – quello della plastica e quello dell’automazione industriale – strategici per l’azienda americana. L’acquisizione ci ha sicuramente reso più forti ma non cambia il nostro core business”. Parole di Giuseppe Bellandi, fondatore e CEO di Gimatic, pronunciate all’inizio di luglio in occasione dell’evento stampa ospitato presso la sede bresciana dell’azienda.
Facciamo però un passo indietro: il Gruppo Barnes – americano, quasi 6.000 dipendenti nel mondo e un fatturato di 1 miliardo e mezzo di dollari – realizza dal 1857 componenti e sistemi altamente tecnologici, principalmente per il settore areospace ma anche per molti altri comparti industriali. Lo scorso ottobre ha, appunto, acquisito Gimatic, un nome molto familiare per i lettori della nostra rivista: azienda specializzata nella realizzazione di componenti meccatronici e pneumatici di automazione che proprio Bellandi ha fondato 34 anni fa, che non ha praticamente mai smesso di crescere e che ha fatto registrare, lo scorso anno, il fatturato record di 48,6 milioni di euro.
Il COO Guerino Rosso, che ha fatto gli onori di casa nel corso dell’evento, ha snocciolato i numeri aggiornati che aiutano a inquadrare il momento e il potenziale dell’azienda. 19 filiali commerciali, più 3 in arrivo, tra cui Bulgaria e UK; oltre 30 distributori; 2 competence center in Serbia e Cina; più di 300 dipendenti dislocati nel mondo; oltre 2 milioni di prodotti realizzati all’anno, 200 soluzioni customizzate, 2.000 EOAT (end-of-arm tools) installati ogni anno e, soprattutto, oltre 180 brevetti depositati, risultato degli investimenti in R&D che sono stati, finora, la forza di Gimatic.

I mercati di riferimento e il peso dell’automotive
“Qui a Roncadelle assembliamo e testiamo i componenti. La progettazione e realizzazione delle soluzioni customizzate – vale a dire l’integrazione dei componenti Gimatic in prodotti su misura rivolti ai clienti – vengono fatte dalle nostre filiali (come Gimatrade, attiva in Italia, ndr). C’è una collaborazione molto stretta tra l’ufficio tecnico, il reparto di controllo qualità e i fornitori esterni. Questo fa sì che ogni singolo lotto venga controllato al 100% e sottoposto a test di validazione molto rigorosi; ai clienti garantiamo inoltre la tracciabilità assoluta dei nostri prodotti”, ha spiegato Guerino Rosso. “In più, stiamo lavorando per armonizzare le procedure operative tra tutte le filiali del Gruppo”.
Per avere una filiera produttiva ancora più controllata, il Gruppo Gimatic ha di recente inglobato la MTM, azienda da oltre 10 milioni di euro di fatturato, con sede a Bagnolo Mella (BS) che realizza, a partire dagli estrusi in alluminio e acciaio i semilavorati che faranno parte dei componenti di automazione. Prodotti, questi ultimi, rivolti sia a mercati più tradizionali – automotive, elettronica, factory automation, macchina utensile, food & beverage – che a settori che offrono prospettive interessanti, come il medicale (progetti in partnership con alcuni costruttori di robot hanno portato allo sviluppo di pinze per camera bianca) o il farming.
Anche in questo caso, attraverso partnership con costruttori e integratori è stato possibile creare sistemi di presa, per esempio, per la raccolta della frutta. Un discorso un po’ più articolato lo merita il settore dell’automotive che, come conferma il COO di Gimatic, “assorbe tuttora da solo circa la metà del fatturato di Gimatic. Il rallentamento della produzione in questo comparto, specialmente in Europa, sta generando incertezza per quanto riguarda le vendite, al momento. Crediamo però che i trend per il futuro, che prevedono veicoli sempre più elettrificati, leggeri e connessi, interesseranno da vicino non solo la meccatronica ma anche l’utilizzo della plastica, materiale chiave per ridurre il peso complessivo delle vetture”.

Dal sistema di riconoscimento RFID al Capacitor Box per ridurre il cablaggio
Plastica, handling, meccatronica e sensori sono le – ormai consolidate – divisioni esistenti all’interno di Gimatic, che si intersecano, comunicano e contribuiscono reciprocamente allo sviluppo dei prodotti e dei sistemi. Tra questi, in tema di soluzioni abilitanti per Industria 4.0 e funzionali in particolare al monitoraggio del processo, il sistema RFID per l’identificazione senza contatto, testato peraltro nel reparto produttivo della stessa Gimatic si basa sull’utilizzo di un’app dedicata, disponibile sullo store Android. Le informazioni raccolte sul campo possono essere salvate sul web service Gimatic, a disposizione esclusiva del cliente, che è libero di visualizzare così i dati provenienti da tutti i suoi siti produttivi nel mondo.
Altra novità presentata nel corso dell’incontro a Roncadelle è, per quanto riguarda gli EOAT, il dispositivo Capacitor Box che, grazie alla tecnologia integrata dei supercapacitori, rende possibile il corretto funzionamento delle pinze elettriche Gimatic nei casi in cui non si disponga di alimentazione in corrente. Il circuito Capbox, che rende disponibili connessioni sia lato ingresso che lato uscita, elimina così la presenza di cavi lungo il robot. La carica, di lunga durata, assicura l’esecuzione di oltre 20 cicli, con un tempo di ricarica inferiore ai 2,5 secondi.

Un occhio all’evoluzione dei robot, collaborativi e tradizionali
Nel corso del dialogo con il COO Guerino Rosso è emerso chiaramente come Gimatic guardi con attenzione sempre maggiore all’evoluzione della robotica collaborativa, senza peraltro tralasciare il segmento dei robot, cosiddetti tradizionali, che oggi sono indubbiamente più diffusi a livello industriale. La partnership con Universal Robots per l’inserimento di alcuni kit Gimatic all’interno della piattaforma UR+ è soltanto un esempio: progetti e collaborazioni sono in atto anche con altri costruttori globali di cobot.
A questo proposito, è pensato per i cobot uno dei nuovi prodotti che l’azienda bresciana presenterà al Motek di Stoccarda, la pinza con frizione RPF. “Il sistema – ha spiegato Guerino Rosso – è intrinsecamente certificato perché utilizza la forza del robot, e anche la programmazione della pinza, il cui montaggio è puramente meccanico, è fatta utilizzando il software del robot. Le dita di presa possono essere diversificate a seconda delle esigenze applicative”. Un’altra novità in mostra a Stoccarda è il sistema di cambio utensile elettrico pensato sì per l’utilizzo con i robot collaborativi, ma applicabile anche ai robot più tradizionali. I modelli EQC sono, infatti, progettati senza spigoli vivi per la massima sicurezza dell’operatore e, nella versione elettrica EQC, è disponibile per payload di 5, 20 e 100 kg. Il sistema è rigorosamente plug & play, predisposto con un tag per il riconoscimento RFID e prevede fino a 6 connessioni pneumatiche, oltre ai collegamenti elettrici.