Un 2018 sopra ogni aspettativa

Il 2018 sarà archiviato come un anno da record per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, con incrementi a doppia cifra per quasi tutti i principali indicatori economici, allungando così il trend, ampiamente positivo, iniziato nel 2014. Questo è quanto è emerso durante l’assemblea dei soci di UCIMU – Sistemi per Produrre svoltasi a fine giugno.

di Francesca Fiore

Nel 2018 l’economia mondiale ha mantenuto il ritmo di crescita dell’anno precedente (+3,7%). Il tasso di espansione del commercio internazionale ha rallentato il passo (+4,1%); gli scambi di manufatti si sono allineati a questo trend crescendo del 4%. Nello stesso periodo l’economia italiana è cresciuta dello 0,9%, registrando la peggiore performance tra i paesi della UEM e in notevole rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. Dall’analisi trimestrale delle variazioni tendenziali, si evidenzia una continua decelerazione; al primo trimestre (+1,4%), sono seguiti: secondo trimestre (+1,2%), terzo trimestre (+0,7%) e quarto (+0,5%).
Per quanto riguarda la produzione mondiale di macchine utensili nel 2018 è cresciuta, (+2,1%), a oltre 77.400 milioni di euro. In questo contesto l’Italia si è distinta per l’ottima performance mettendo a segno un incremento superiore alla media.
In particolare, l’Italia ha rafforzato il quarto posto tra i costruttori mondiali e si è confermata al terzo posto tra gli esportatori, alle spalle di Germania e Giappone. Secondo i dati di consuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU, nel 2018 la produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 6.775 milioni di euro, registrando un aumento dell’11,3% rispetto al 2017.
Il consumo è cresciuto, del 15,7%, a 5.164 milioni, per effetto dell’ottimo andamento delle consegne sul mercato interno cresciute, del 15,2%, a 3.112 milioni.

Cresciuto il carnet ordini: 6,9 mesi di produzione assicurata
Per quanto riguarda le importazioni sono aumentate del 16,3%, attestandosi a 2.052 milioni; la quota di mercato coperta da macchinari stranieri è risultata pari al 39,7%.
Positivo anche il risultato delle esportazioni che, nel 2018, si sono attestate a 3.663 milioni di euro, l’8,2% in più rispetto all’anno precedente. Il rapporto export su produzione è calato, dal 56% del 2017, al 54% del 2018. Il saldo della bilancia commerciale è diminuito dello 0,6%, attestandosi a 1.611 milioni di euro.
La performance positiva dell’industria italiana del settore si è riflessa sul livello di utilizzo della capacità produttiva, la cui media annua è cresciuta, passando dall’83,2% del 2017, all’84,4% del 2018. In crescita anche il carnet ordini, che si è attestato a 6,9 mesi di produzione assicurata, contro il 6,6 dell’anno precedente. I prezzi delle macchine sono cresciuti dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

Lo “stato di salute” delle esportazioni
Nel 2018, le esportazioni italiane di macchine utensili sono cresciute, dell’8,1%, a 3.423 milioni di euro. L’andamento trimestrale è stato positivo per tutto l’anno, con il punto più alto (+9,6%) del terzo trimestre e il più basso (+6,2%) del quarto trimestre.
Nel 2018, le quote italiane nei principali mercati mondiali sono rimaste pressoché stabili, nonostante la maggiore dinamica del nostro export rispetto a quella del consumo mondiale.
In Cina, la quota italiana sul totale venduto si è attestata a 1,4%, con un miglioramento di un decimo di punto rispetto al 2017.
Negli Stati Uniti i costruttori italiani hanno soddisfatto il 4,3% della domanda, anche in questo caso guadagnando lo 0,1%. È diminuita, dello 0,1%, la quota italiana sul mercato tedesco, risultata pari al 5,7% del consumo locale.
I costruttori italiani hanno perso terreno in Brasile, dove hanno coperto il 5,5% del mercato, con un calo di tre decimi di punto. In India le macchine italiane sono arrivate a soddisfare il 3% della domanda, in leggera crescita rispetto al 2017.
Sul mercato russo, da sempre tradizionale area di destinazione delle nostre esportazioni, la quota italiana è cresciuta al 6,2%.
L’analisi condotta sulla distribuzione geografica delle esportazioni italiane nell’ultimo decennio evidenzia come, a fronte del continuo mutamento dello scenario mondiale, il Made by Italians abbia saputo rispondere alle esigenze dei clienti penetrando di volta in volta nelle aree più attive dello scacchiere internazionale.

Cresciuta la quota di export assorbita dall’area UE
L’Unione Europea si conferma la prima area di destinazione delle vendite italiane e la quota di export assorbita dall’area cresce, passando dal 42,1% del 2009 al 49,1% del 2018. Perde peso l’Europa al di fuori della UE, dal 10,3% all’8,9%.
È cresciuta in modo deciso la rilevanza dell’America settentrionale per l’export italiano di settore: la quota di export sul totale è passata, infatti, dal 10,3% del 2009, al 14,4% del 2018. Tale risultato è stato possibile dalla ripresa e dall’incremento dell’attività manifatturiera nei paesi dell’area.
Diminuita invece, in modo marcato, la quota di export destinata all’Asia, passata dal 27,4% al 21%. In calo il peso dell’America del Sud (dal 5,2% al 2,4%) e dell’Africa (dal 3,6% al 2,8%).
Nel 2018, l’export in Unione Europea è aumentato, del 15,9%, a 1.681 milioni di euro. Come nel 2017, primo mercato comunitario, e mondiale, è stata la Germania (394 milioni, +15,1%), seguita da Polonia (229 milioni, +41,7%), Francia (227 milioni, +6,7%), Spagna (144 milioni, +7,9%). Leggera ripresa (+3%) per le vendite in Regno Unito, che si sono attestate a 80 milioni di euro. Hanno messo a segno un deciso incremento le vendite nel resto del continente europeo, +8,3%, per un valore di 305 milioni.
Le vendite in America Settentrionale sono risultate stazionarie, +1,2%, a 493 milioni. Nel 2018 gli Stati Uniti sono stati il secondo mercato di sbocco dell’offerta italiana di settore, con 354 milioni (+11,5%). Le esportazioni di Made by Italians sono cresciute anche in Canada (49,9 milioni, +4,5%). In forte calo le vendite in Messico: -26,9% per 89 milioni.
Sono stati positivi i riscontri ottenuti in America del Sud che ha aumentato gli acquisti dall’Italia del 14,9%, per un valore di 83,7 milioni di euro.
L’export in Asia, secondo mercato di sbocco del Made by Italians, è rimasto fermo, -0,4%, a 718 milioni. Del totale esportato nell’area, la parte più consistente è stata destinata all’Asia Orientale, che ha acquistato macchine utensili italiane per 433 milioni di euro, pari a -0,8% rispetto al 2017.
Forte crescita delle esportazioni in Asia meridionale: +60,5% per un valore di 102 milioni. L’export diretto in Africa è diminuito, dell’11,6, a 96,1 milioni.
L’analisi dell’export deve tener conto della situazione creata dalla moneta unica: le vendite ai paesi dell’area dell’euro sono un dato statistico intermedio tra esportazioni vere e proprie e consegne sul mercato domestico. In questo senso, la produzione italiana 2018 ha trovato come sbocco, per il 44% le consegne interne, per il 18% le vendite verso i paesi euro e per il 38% le esportazioni al di fuori dell’area euro.

Previsto un 2019 pressoché stazionario
Sin qui i dati di consuntivo relativi al 2018. Per quanto riguarda invece le previsioni elaboratore dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU per il 2019 l’andamento dell’industria italiana di settore sembra rimarrà pressoché stazionario. In particolare, la produzione dovrebbe rallentare la crescita, salendo del 3,6%, a 7.020 milioni di euro; così l’export che dovrebbe raggiungere il valore di 3.900 milioni di euro, il 6,5% in più rispetto al 2018. Il rapporto export su produzione si stima debba crescere a quota 55,6%. Più lento anche il consumo, che si attesterà a 5.220 milioni di euro (+1,1%), rimanendo dunque sullo stesso livello del 2018, così come le consegne dei costruttori sul mercato domestico (3.120 milioni, +0,3%) e le importazioni (2.100 milioni, +2,3%). “A ben guardare – ha commentato il presidente UCIMU Massimo Carboniero – considerato il contesto e l’evoluzione repentina dello scenario politico economico internazionale – potremmo dirci già molto soddisfatti se queste previsioni fossero realmente confermate alla fine dell’anno. Questo perché la situazione è piuttosto complicata.
Con Industria 4.0 le autorità hanno dato vita al più importante piano di politica industriale di cui si sia dotato il paese dal dopoguerra ad oggi. Ora però abbiamo bisogno di una svolta ulteriore. Se infatti il contenuto di questi provvedimenti risponde pienamente alle esigenze di crescita e sviluppo della competitività delle imprese, e in particolare delle PMI ossatura del nostro sistema industriale, ciò che va cambiato è la modalità con cui questi provvedimenti sono resi disponibili. Alle autorità di governo chiediamo di abbandonare la logica dell’intermittenza con cui fino ad oggi è stata definita l’operatività di tutte le misure a favore delle imprese, come nello specifico caso del Piano Industria 4.0, con super e iperammortamento. Le imprese italiane per crescere hanno bisogno di un quadro chiaro e definito delle misure di medio-lungo termine”.